Cronistoria
La nozione di acqua virtuale fu introdotta nei primi anni ’90 da Anthony Allan, professore al King’s College a Londra, e ha ricevuto un riconoscimento internazionale a partire dal 2000. Da allora questa nozione ricorre nei media quando si parla di protezione e conservazione delle risorse d’acqua. In occasione del 3o World Water Forum nel 2003 a Kyoto, il concetto di acqua virtuale è largamente discusso dagli esperti mondiali dell’acqua (vedi oltre).
Nel 2008, Anthony Allan riceve lo Stockholm Water Prize per le sue opere a favore dello sviluppo sostenibile e il suo impegno nella sensibilizzazione alle relazioni tra consumo d’acqua, agricoltura e politica.
Il concetto e le sue applicazioni
Il commercio di qualunque prodotto di consumo induce un flusso virtuale d’acqua tra i paesi produttori esportatori e i paesi importatori consumatori. L’importazione di acqua virtuale può essere considerata una fonte alternativa d’acqua. Un paese arido può importare prodotti la cui composizione comprende molta acqua piuttosto che produrli da sé: risparmia così acqua e allevia la pressione sulle proprie risorse idriche. L’acqua risparmiata resta disponibile per altri usi.
Il concetto di acqua virtuale è stato utilizzato come strumento analitico per calcolare il flusso di materie (tra cui l’acqua) generato dal commercio di prodotti agricoli. L’esame del concetto porta all’idea di sviluppare delle strategie affinché le regioni a scarso rendimento idrico possano trarre vantaggio dagli effetti del risparmio dell’acqua virtuale. La realizzazione di tali strategie implica una politica d’importazione di prodotti che siano grandi consumatori d’acqua virtuale per realizzare un’economia reale sulle risorse locali. Secondo Anthony Allan, il concetto di acqua virtuale può essere uno strumento politico: la seria mancanza di acqua locale può essere combattuta efficacemente attraverso una strategia globale che favorisca il commercio d’acqua virtuale.
Diverse origini dell’acqua virtuale
L’acqua virtuale si può distinguere per tipo secondo la sua origine:
-Blu, quando proviene da falde freatiche o è di superficie. Di facile accesso e trasporto, il che ne favorisce l’uso. Per un prodotto agricolo, il contenuto di acqua virtuale blu è la quantità d’acqua apportata dall’irrigazione ed evaporata attraverso il suolo e la biomassa vegetale. Nel caso della produzione industriale e del consumo per famiglia, si tratta della quantità d’acqua prelevata dalle falde freatiche che evapora e non ritorna al sistema di provenienza.
-Verde, proveniente dalle piogge, è in stretta relazione con il suolo e può essere assorbita dalla vegetazione locale. Contrariamente all’acqua virtuale blu, quella verde è poco accessibile. La sua osservazione è particolarmente pertinente per i prodotti agricoli quando l’acqua evapora dal suolo e dalla biomassa vegetale.
- Il contenuto di un prodotto in acqua virtuale grigia designa la quantità d’acqua inquinata dal processo di produzione. Può essere quantificata in termini di quantità d’acqua necessaria alla diluzione degli inquinanti per arrivare al livello di concentrazione definito dagli standard di qualità.(fonte: Waterfootprint)
Consumo dell’acqua virtuale
Lo studio "Virtual Water in food production and global trade" compiuto da Renault e Wallender mostra che nel 1995 il regime alimentare medio di un cittadino negli Stati Uniti implica il consumo di 5400 litri d’acqua virtuale al giorno.
E’ stato calcolato che la produzione di un litro di latte conduce al consumo di 790 litri d’acqua, quella di un chilo di carne bovina all’uso di 13.500 litri d’acqua e quella di un chilo di grano a circa 1.100 litri d’acqua virtuale (fonte: Zimmer and Renault, 2003).
Così, dietro il consumo di un bicchiere di latte per esempio, si nascondono quasi 200 litri d’acqua virtuale che sono stati utilizzati per l’alimentazione della mucca, l’imballaggio del prodotto e il suo trasporto. Ciò rappresenta un po’ più della media d’acqua consumata quotidianamente da un europeo.
La scelta del regime alimentare può far risparmiare acqua: una riduzione del 25% di prodotti d’origine animale riduce il consumo quotidiano a 4.600 litri. Un regime vegetariano corrisponde a un consumo di 2.600 litri d’acqua virtuale.
La seguente tabella mostra una stima delle quantità d’acqua virtuale consumata secondo i diversi regimi alimentari:
| Regime alimentare | Contenuto in acqua virtuale [litri/persona/giorno] |
| Regime 0 (riferimento Stati-Uniti) | 5400 |
| Regime 1, 25% di riduzione dei prodotti animali | 4600 |
| Regime 2, i volatili sostituiscono 5% carne bovina | 4800 |
| Regime 3, prodotti vegetali sostituiscono 50% di carne rossa | 4400 |
| Regime 4, 50% riduzione prodotti animali | 3400 |
| Regime 5, vegetariano | 2600 |
| Regime 6, assicura la sopravvivenza | 1000 |
| Fonte: Renault et Wallender (2000) |
Nella seguente tabella troviamo una stima della quantità in litri d’acqua virtuale necessaria alla produzione di un chilo di prodotto, per alcuni prodotti: |
Nella seguente tabella troviamo una stima della quantità in litri d’acqua virtuale necessaria alla produzione di un chilo di prodotto, per alcuni prodotti:
|
Prodotto |
Contenuto in acqua virtuale [l/kg] |
| Bovina | 13 500 |
| Maiale | 4 600 |
| Volatili | 4 100 |
| Soia | 2 750 |
| Uova | 2 700 |
| Riso | 1 400 |
| Grano | 1 160 |
| Latte | 790 |
| Mais | 710 |
| Barbabietola | 193 |
| Patata | 105 |
| Fonte: Zimmer e Renault (2003) | |
I valori menzionati qui sopra sono stati stimati per una regione di grande produttività, la California, con l’eccezione del valore per la soia, che è stato calcolato per l’Egitto. Il consumo d’acqua virtuale per uno stesso prodotto può variare in funzione del luogo di produzione. Tali variazioni possono essere dovute alla diversità di varietà coltivate, pratiche agricole o condizioni climatiche. L’origine geografica e il tasso di acqua virtuale per un prodotto sono dunque informazioni utili.
Per un prodotto di consumo, il contenuto in acqua virtuale non è stimato al chilo ma rapportato ad un’unità di valore espressa in litri per dollari USA. Il contenuto medio dei prodotti industriali è stimato a 80 litri per dollaro USA (fonte: Hoekstra e Chapagai 2008). Questo valore può variare secondo il paese, con, per esempio, 100 litri per dollaro USA negli Stati Uniti, 50 in Germania e da 20 a 25 in cina (fonte: Waterfootprint, 2008).
Il consumo mondiale d’acqua per l’industria è stimato a 720 miliardi di litri all’anno, cioè il 10% del consumo totale relativo alla produzione agricola (fonte: Hoekstra et Chapagain, 2008).
I flussi globali dell’acqua virtuale
I maggiori esportatori d’acqua virtuale sono gli Stati Uniti, Canada, Francia, Australia e Cina. I principali importatori sono Stati Uniti, Germania, Giappone, Italia e Francia. L’importazione d’acqua virtuale può aumentare considerevolmente la quantità d’acqua che si può mettere a disposizione per un paese. I Paesi Bassi importano per esempio una quantità d’acqua (virtuale) equivalente alle precipitazioni annuali sul loro territorio (fonte: Chapagain e Hoekstra, 2008).
La seguente tabella illustra una stima del flusso d’acqua virtuale per alcuni paesi:
| Flusso d’acqua virtuale [106 m3/anno] | |||||
| Exportazione | Importazione | Importazione netta | |||
| Germania | 70 478 | 105 570 | 35 092 | ||
| Argentina | 50 629 | 5 643 | -44 987 | ||
| Australia | 72 998 | 9 007 | 63 991 | ||
| Brasile | 67 835 | 23 068 | -44 767 | ||
| Canada | 95 318 | 35 430 | -59 888 | ||
| Cina | 72 978 | 63 139 | -9 839 | ||
| Stati Uniti | 229 303 | 175 811 | -53 491 | ||
| Francia | 78 505 | 72 166 | -6 338 | ||
| Italia | 38 234 | 88 957 | 50 723 | ||
| Giappone | 6 513 | 98 227 | 91 714 | ||
| Giordania | 0 288 | 4 794 | 4 506 | ||
| Paesi Bassi | 57 561 | 68 753 | 11 192 | ||
| Russia | 47 732 | 46 067 | -1 665 | ||
| Tailandia | 42 940 | 15.117 | -27 823 | ||
| Fonte: Chapagain e Hoekstra, 2008 | |||||
L’ impronta sull’acqua
Nel 2002 è stato introdotto il concetto di impronta sull’acqua ("Water footprint") perché il consumo interno d’acqua per un paese non sembrava essere la misura più efficace per stimare il consumo di quel paese su scala internazionale. In caso di import/export d’acqua virtuale di un paese, questa quantità dovrebbe essere aggiunta o sottratta al volume totale d’acqua utilizzata sul territorio. Il risultato finale di volume d’acqua (domestico più importazione netta d’acqua virtuale) è considerato come impronta sull’acqua in analogia con la nozione di impronta ecologica.
Quest’ultima si riferisce alla quantità di superficie terrestre necessaria alla produzione di beni e servizi consumati dagli abitanti di un paese (fonte: Value of Water Research Report Series No.11).
L’ impronta sull’acqua può essere calcolata per un gruppo di consumatori come ad esempio una persona, una famiglia, una città o una nazione. Calcolata per un prodotto agricolo o per altro, essa equivale al contenuto d’acqua virtuale del prodotto.
Sotto, le impronte d’acqua di alcuni paesi:
| Paese | Impronta sull’acqua [m3/abitante/anno] |
| Stati-Uniti | 2483 |
| Italia | 2332 |
| Tailandia | 2223 |
| Canada | 2049 |
| Francia | 1875 |
| Media globale | 1243 |
| India | 980 |
| Africa del Sud | 931 |
| Bangladesh | 896 |
| Cina | 702 |
| fonte: Hoekstra e Chapagain (2006) | |
L’impronta sull’acqua delle fonti d’energia
Attualmente, la promozione delle fonti d’energia rinnovabili è forte in quanto esse sono neutre in termini di emissioni di CO2. Tuttavia, nel caso per esempio della biomassa, l’impronta sull’acqua può essere importante. Poiché la biomassa proviene da piante che utilizzano l’acqua per crescere e ne perdono in grandi quantità attraverso l’evaporazione e la traspirazione, la sua impronta sull’acqua è più importante rispetto a quella di altre fonti d’energia.
Ecco una stima di impronta sull’acqua di alcune risorse energetiche:
|
Fonti d’energia |
Impronta sull’acqua (m3/ Giga Joule) |
|
Energia eolica |
0,0 |
|
Gas naturale |
0,1 |
|
Carbone |
0,1 |
|
Energia nucleare |
0,1 |
|
Solare termica |
0,3 |
|
Petrolio |
1,1 |
| Idraulica | 22 |
|
Biomassa (coltura nei Paesi Bassi) |
24 |
|
Biomassa (coltura in Brasile) |
61 |
|
Biomassa (coltura in Zimbabwe) |
143 |
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Fonte: Gerbens-Leenes e al. (2008) The water footprint of energy from biomass, Ecological Economics) |
|
L’impronta sull’acqua della biomassa è tra 70 e 400 volte più importante di quella di altre fonti energetiche. La tendenza attuale di consumare più energia e di aumentare il contributo d’energia basandosi sulla biomassa impegnerà grandi quantità d’acqua, il che porterà a una gara tra risorse d’acqua e l’acqua che serve all’alimentazione e all’industria.
Aspetti positivi
I progressi realizzati nella comprensione dei flussi commerciali e sulla gestione delle risorse d’acqua apportano interessanti prospettive per il futuro, su scala regionale, nazionale o mondiale. Si può aumentare la sicurezza per l’acqua e l’alimentazione fabbricando i prodotti la cui produzione richiede molta acqua in determinati paesi. In quei paesi, cioè, dove la loro produzione è economicamente conveniente. Si potrà trasportarli negli altri paesi in seguito. I paesi importatori di tali beni potranno così utilizzare l’acqua risparmiata per altri scopi. Questo sistema contribuisce ad alleviare la pressione per le risorse nazionali d’acqua nei paesi aridi.
L’idea di risparmio d’acqua su scala globale attraverso il commercio di prodotti agricoli sembra interessante. L’efficacia di un uso dell’acqua diverso potrà essere determinata sulla base di diversi fattori, tra cui il clima. Per esempio, la produzione di un chilo di mais necessita di 530 litri d’acqua in Francia, ma di 1100 in Egitto. Il risparmio sarebbe dunque di 570 litri se la Francia producesse e l’Egitto importasse (fonte: DIE, 2006). Il risparmio potenziale che l’adozione di questa strategia farebbe ottenere non è da sottovalutare.
Aspetti negativi
- Il commercio d’acqua virtuale può avere effetti geopolitici: può condurre a dipendenze tra paesi, influenzare le trattative commerciali, le convenzioni che ne derivano e il prezzo finale dei prodotti, specie nel settore alimentare.
- Gli studi realizzati sul consumo e il commercio d’acqua virtuale associato ai prodotti di consumo, alimentare e no, sono ancora rari. La difficoltà di valutazione della quantità d’acqua utilizzata nella fabbricazione di prodotti industriali è dovuta alla loro varietà e alla complessità della loro produzione che può cambiare molto da un paese all’altro e da una impresa all’altra.
Restrizioni
- I fattori da prendere in considerazione per gestire meglio l’uso di terra e acqua sono numerosi: aspetti economici e sociali, ruolo e diritti degli agricoltori, protezione dell’ambiente e della biodiversità. Trovare l’equilibrio tra i vari interessi è al centro della discussione su un commercio sostenibile delle risorse d’acqua.
Riflessioni
- La realizzazione del concetto d’acqua virtuale è auspicabile non solo su scala globale, ma anche nazionale. In paesi aridi e poveri, spesso è l’agricoltura che assicura la vita. In caso di siccità o inondazioni, si verificano carestie che vanno colmate con aiuti alimentari. Per le regioni colpite diventa urgente sollecitare gli investimenti e le attività al di là di un livello di sussistenza. Per questo è necessaria una gestione delle risorse idriche laddove i benefici possono arrivare, per poter servire certi mercati e finanziare l’acquisto di prodotti alimentari.
- Il contenuto in acqua virtuale di un prodotto indica l’impatto sull’ambiente del consumo di tale prodotto. La conoscenza di queste quantità crea una coscienza del volume d’acqua necessario alla produzione di svariati beni d’uso quotidiano. Ciò permette di identificare i prodotti che pesano sul sistema e i settori in cui il risparmio idrico è più urgente.
- Una coscienza più profonda del consumo individuale d’acqua potrebbe indurre a un consumo d’acqua più ragionato e ad una scelta di prodotti più ecologici.
- Al terzo World Water Forum, organizzato nel 2003 a Kyoto, il concetto dell’acqua virtuale è stato fortemente discusso dagli esperti, ed è stato steso un rapporto che riassume le loro riflessioni sulle seguenti questioni (fonte: WWC) :
Questione 1 – Il commercio d’acqua virtuale può contribuire al miglioramento delle disponibilità idriche, della sicurezza alimentare, delle condizioni di vita, della preservazione dell’ambiente o delle economie locali? Quali sono le condizioni necessarie a tale commercio?
Questione 2 - L’acqua virtuale potrebbe contribuire alla risoluzione dei conflitti o potrebbe invece aumentare la tensione nei paesi dipendenti dal suo commercio? Quali strutture governative servirebbero per un commercio sostenibile dell’acqua virtuale?
Questione 3 – In che modo i concetti di acqua virtuale e di impronta sull’acqua possono sensibilizzare sul consumo d’acqua e sul suo risparmio attraverso un regime alimentare consapevole?
Questione 4 – Che cosa bisogna costruire per sviluppare concretamente il concetto d’acqua virtuale?
Prospettive
- Il concetto d’acqua virtuale è uno strumento per sviluppare e diversificare le alternative di gestione di acqua, alimentazione e ambiente. E’ uno strumento rivelatore per tutti i paesi, sviluppati, in via di sviluppo o poco sviluppati.
Prendere in considerazione l’acqua virtuale può condurre a miglioramenti negli scambi di beni, una diversificazione dell’agricoltura, sostituzioni di piante coltivate, un cambiamento di politiche agricole e una coscienza più profonda nell’atto del consumo.
Bibliografia
Waterfootprint - Publications et recherche
World Water Council. 2004. E-Conference Synthesis: Virtual Water Trade - Conscious Choices (2004).
Virtual Water in food production and global trade - Review of methodological issues and preliminary results (2003). Zimmer and Renault
Virtual Water Trade - A quantification of virtual water flows between nations in relation to international crop trade (2002). Hung and Hoekstra. Value of Water Research Report Series No. 11
Virtueller Wasserhandel - Ein realistisches Konzept zur Lösung der Wasserkrise (2004). German Institute for Development
Water footprints of nations: Water use by people as a function of their consumption pattern (2006). Hoekstra and Chapagain. Water Resources Management
The global component of freshwater demand and supply: an assessment of virtual water flows between nations as a result of trade in agricultural and industrial products (2008). Chapagain and Hoekstra. Water International
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